📚Quando ho iniziato a cercare oltre
In breve
Dopo i risultati del test ADOS ho deciso di non fermarmi alle sole prospettive terapeutiche tradizionali. Partendo dalla letteratura scientifica internazionale, ho scoperto ricerche fondamentali che collegano l’autismo a processi biologici come la neuroinfiammazione e la disfunzione immunitaria, aprendo nuovi filoni di studio e riflessione.
Il mio racconto
All’inizio di febbraio, qualche settimana dopo aver ricevuto i risultati del test ADOS, scatta qualcosa dentro di me.
Mi rendo conto che non riesco ad accontentarmi di quello che la sanitĂ italiana mi aveva prospettato: un futuro fatto esclusivamente di terapie, di attese e della speranza che, col tempo, qualcosa potesse cambiare.
Da lì ha inizio la mia ricerca.
Decido di partire dalle fonti piĂą autorevoli, dai portali di ricerca medica internazionali, primo fra tutti PubMed. Studio, leggo, approfondisco. Cerco risposte che vadano oltre le spiegazioni standard.
A un certo punto mi imbatto in una ricerca del 2005, uno studio fondamentale pubblicato sulla rivista Annals of Neurology.
In questo lavoro, i ricercatori hanno analizzato il cervello di bambini e giovani adulti con disturbo dello spettro dell’autismo attraverso esami post-mortem.
Ciò che emerge è sconvolgente: la presenza di una neuroinfiammazione cronica persistente, caratterizzata dall’attivazione anomala delle cellule immunitarie del cervello — microglia e astrociti — e da un aumento di molecole infiammatorie chiamate citochine.
Da questo studio nasce un intero filone di ricerca che, ancora oggi, indaga il ruolo del sistema immunitario, dell’infiammazione cerebrale e delle terapie immunomodulanti, incluse le cellule staminali.
In quel momento, per me, si apre un mondo.
Inizio a pensare che forse, accanto alle terapie comportamentali, potrebbero esistere anche cause biologiche su cui agire, in modo mirato e consapevole, per aiutare mio figlio.
Per mesi continuo a studiare.
Ogni ricerca su PubMed, ogni spunto, ogni dato scientifico, ogni testimonianza diventa preziosa. Non cerco scorciatoie, né soluzioni miracolose. Il mio obiettivo è uno solo: capire.
E soprattutto, una cosa mi è sempre stata chiara: tutto volevo fuorché sottoporre mio figlio a trattamenti invasivi o disperati, nel tentativo di ottenere risultati “a qualunque costo”.
A un certo punto sento il bisogno di fermarmi e riassumere tutto il lavoro fatto. Ed è lì che mi rendo conto di aver individuato almeno due piste davvero interessanti, coerenti tra loro, supportate dalla letteratura scientifica e accomunate da un approccio razionale.
Due parole iniziano a emergere con forza su tutte le altre:
Leucovorin
Cellule staminali
Da lì in poi, il mio percorso di studio si concentra su questi due ambiti.